Bologna, 12/03/2021

 

Negli ultimi anni, e almeno dal 2014, il governoegiziano non è stato ritenuto responsabile presso il Consiglio per i DirittiUmani delle Nazioni Unite per i gravi abusi perpetrati contro la societàcivile, nonostante le regolari richieste della comunità sia egiziana cheinternazionale delle difensore e dei difensori dei diritti umani e i continuivvertimenti della comunità internazionale sul progressivo deterioramento dellelibertà civili in Egitto. Fatta eccezione per questi sforzi, negli anni èmancata la volontà politica da parte degli Stati alla guida del Consiglio ONUper i Diritti Umani di condannare e sanzionare la dura repressione messa in atto dal regime egiziano. Questo silenzio del Consiglio ONU per i Diritti Umani di altre organizzazioni internazionali ha contribuito a creare un clima diimpunità intorno alla repressione contro coloro che hanno criticatopacificamente il governo.

Tuttavia, dopo che diversi membri dell'EgyptianInitiative for Personal Rights (EIPR) sono stati arrestati nel novembre 2020 a seguito del loro incontro con un gruppo di ambasciatori, sono finalmentecominciati ad a emergere segni di una volontà politica degli Stati membri delConsiglio ONU per i Diritti Umani di agire per arginare la deriva autoritaria erepressiva del regime egiziano.

A partire dall'inizio del 2021, oltre 100organizzazioni della società civile in tutto il mondo hanno avvertito lacomunità internazionale che se il Consiglio per i Diritti Umani non dovesseintraprendere un'azione diplomatica di qualche tipo durante la sua 46esimasessione, questa inazione rappresenterebbe un tacito avallo dell'operato delgoverno egiziano e una rassicurazione circa la possibilità di proseguireimpunemente la sua massiccia opera di criminalizzazione della società civile edell'opposizione pacifica.

Oggi, venerdì 12/03/2021, l'Ambasciatorefinlandese presso le Nazioni Unite a Ginevra ha presentato una dichiarazionecongiunta a nome di 31 Paesi. Il Paese chiede all'Egitto di mettere fine allarepressione in nome della lotta al terrorismo contro le/i difensore/i deidiritti umani, le/gli attiviste/i della società civile, le persone LGBTIAQ,le/i giornaliste/i, le/gli oppositori politici, le/gli avvocate/i e tutte levoci nonviolente del dissenso critico.

Per la prima volta, nell'analisi dei meccanismirepressivi adoperati contro la società civile per mezzo dei sistemi giudiziari,gli Stati hanno richiamato l'attenzione sull'esistenza di un modello diincarcerazione a "rotazione", che consiste nell'aprire nuovi casi conle stesse accuse a carico della stessa o dello stesso imputato, dopo lascadenza del periodo legale della loro detenzione, con l'effetto di trattenerlinei circuiti giudiziari anche per molti anni.

 

 

Come EgyptWide - Egyptian-Italian Initiativefor Rights and Freedoms ci uniamo alla richiesta rivolta al Consiglio per iDiritti Umani delle Nazioni Unite, nel corso della sua 46esima sessione, diprendere provvedimenti immediati per sollecitare il governo egiziano amettere fine alla brutale repressione delle voci critiche e della comunitàegiziana dei difensori e dei difensori dei diritti umani, sollecitando ilrilascioimmediato di tutte le prigioniere e i prigionieri politici eistituendo un meccanismo di monitoraggio dello stato dei diritti umaninelPaese che impegni l'Egitto a rendere conto delle gravi e sistematicheviolazioni dei diritti e delle libertà fondamentali di cui si è resoresponsabile negli ultimi anni.

 

 Alcune raccomandazioni al governo egizianoche riteniamo di vitale importanza:

1. Garanzie che le attività dellasocietà civile, incluse/i le/i difensore/i dei diritti umani e le/igiornaliste/i, lavorino senza timore di intimidazioni, molestie, arresti,detenzioni o qualsiasi forma di ritorsione, oltre a revocare i divieti diuscita dal Paese e la revoca delle sanzioni imposte alle/i difensore/i deidiritti umani, tra cui dipendenti dell'Egyptian Initiative for Personal Rights(EIPR);

2. L'eliminazione di tutte le limitazioni imposte alle libertà digitali e ai media, nonché la cessazionedelle pratiche di oscuramento dei siti web dei media indipendenti e ilrilascio di tutte/i le/i giornaliste/i arrestate/i per aver esercitato ilproprio lavoro;

3. La cessazione dell'usostrumentale delle accuse di terrorismo che trattano le/i difensore/i deidiritti umani e le/gli attiviste/i della società civile in detenzionepreventiva prolungata e la fine del c.d. meccanismo del "riciclaggio delleaccuse" e della "rotazione" negli arresti;


4. La rimozione dei nomi dellepersone fisiche e delle organizzazioni della società civile che esercitano ilproprio diritto alla libertà di pensiero e di espressione dall'elenco delleorganizzazioni terroristiche;


5. Garanzie del rispetto delleprocedure legali nei procedimenti giudiziari, ed in particolare del dirittodelle/gli avvocati/i ad accedere alle prove a carico raccolte dalla pubblicaaccusa, e del diritto dell'imputata/o di incontrare regolarmente la/ilpropria/o difensora/o;

6. Garanzie di mettere fineall'impunità di chi abusa del proprio potere in ambito amministrativo,giudiziario o militare;

7. Garanzie di collaborazioneattiva con l'Ufficio dell'Alto Commissario ONU per i diritti umani e pienacooperazione con le varie procedure speciali delle Nazioni Unite.

 

Come Iniziativa che opera nel contesto italiano,EgyptWide annuncia inoltre l'imminente lancio di una campagna di disensibilizzazione rivolta espressamente alla società civile in Italia, il cuitema cardine saranno i vissuti e le voci delle attiviste e degli attivistiincarcerati per il loro impegno politico e sociale. 

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